Export e import mondiale di sanitari (2024)

Il Centro Studi Acimac - MECS aggiorna l’analisi del commercio internazionale di sanitari in ceramica evidenziando, per il 2024 un recupero del 6,6% dei flussi di import-export, saliti a 3,72 milioni di tonnellate.

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Nel periodo 2010-2024, i flussi globali di import-export di articoli sanitari in ceramica sono aumentati del 72%, da 2,16 a 3,72 milioni di tonnellate, con un tasso di crescita annuo composto del 4%. Dopo un primo decennio quasi sempre positivo, l’export globale di ceramica sanitaria ha raggiunto il suo picco nel 2021 (+17,3% per effetto del boom post-pandemico) per poi ridimensionarsi nel biennio successivo. Fino al nuovo recupero nel 2024 che ha segnato un +6,6% sul 2023, trainato però quasi esclusivamente dalle performance della Cina.

Suddivisione dell’export per aree geografiche e maggiori Paesi esportatori

Con 2,68 milioni di tonnellate esportate nel 2024 (+15,4% sul 2023), l’Asia rafforza quindi la sua quota sull’export mondiale di sanitari salendo al 72%. Tra i maggiori paesi esportatori asiatici, come detto, è la Cina ad aver determinato questo risultato, con esportazioni pari a 2,17 milioni ton. (+19,7% sul 2023), che rappresentano l’81% dell’export asiatico e il 58,4% dell’export mondiale, oltre che il record storico dell’export cinese. L’India, terzo maggiore esportatore mondiale, ha invece segnato una flessione del 4,6% (253mila ton); in lieve flessione anche la Tailandia (-2,4%), mentre sono cresciute le esportazioni di Iran (+22,2%) e Vietnam (+9,8%).

L’export dell’Unione Europea si è mantenuto stabile sui livelli 2023: 432mila ton. (-0,3%). Qui, i tre maggiori Paesi esportatori – Polonia, Germania e Portogallo, che da soli coprono la metà dell’export UE - hanno segnato piccole flessioni tra -1,7% e -2,4%.

Dopo un 2023 positivo, il Nord America (NAFTA) ha chiuso il 2024 con esportazioni nuovamente in forte calo: 276mila ton. (-28,5%), quasi interamente realizzate dal Messico (253mila ton.; -28%), che si conferma comunque il secondo maggiore esportatore mondiale dopo la Cina, benché, di fatto, ex aequo con l’India.

Nel 2024, una flessione dell’export ha riguardato anche i Paesi europei extra-UE (-10,9% a 177mila ton.); il maggiore player in quest’area è la Turchia, quarto maggiore esportatore mondiale, le cui vendite fuori confine hanno subito una contrazione del 16,5% scendendo a 128mila ton.

Infine, Africa e Sud America, che si collocano su volumi di export piuttosto simili: il continente africano si è mantenuto sui livelli degli ultimi quattro anni, pari a 79mila ton (-1,5%), mentre l’export del Sud America è cresciuto del 9,3% a 76mila ton.

Complessivamente, nel 2024 i 10 maggiori Paesi esportatori di sanitari hanno realizzato l’86% dell’export globale.

L’Asia copre il 72% dell’export globale

La fotografia di come si sono evolute le esportazioni di ogni singola area negli ultimi 14 anni è inequivocabile e mostra lo sviluppo dell’Asia, il cui export è cresciuto di oltre il 140%, da 1,1 a 2,68 milioni ton (CAGR 2024/10, +6,6%), erodendo quote sull’export globale a quasi tutte le altre aree. La quota dell’export UE è scesa dal 24,2% del 2010 all’11,6% del 2024; quella dell’area NAFTA dal 12,4% al 7,4%; il Sud America, che nel 2010 rappresentava il 4,6% dell’export mondiale, è ora al 2%, con volumi tendenzialmente in calo nel periodo in esame; i Paesi dell’Europa extra-UE hanno limitato la riduzione del proprio peso sull’export mondiale (sceso dal 6% al 4,8%), grazie ad un incremento dei volumi esportati del 34%. L’Africa, unica eccezione, ha portato la sua quota sul commercio globale dall’1,7% al 2,1%, grazie ad un aumento del 119% dei volumi esportati nel periodo.  

Asia e Nord America le aree a maggiore importazione

L’analisi delle importazioni 2024 nei vari continenti conferma l’Asia e il Nord America non solo come le due aree in cui si concentra la maggior parte delle importazioni di sanitari, ma anche la loro relativa equivalenza nei volumi importati: 1,13 milioni di tonnellate in Asia (+13,3% sul 2023), pari al 30% dell’import globale; un milione di tonnellate in Nord America (+3,4% sul 2023), pari al 27% dell’import globale. Più distanziata l’Unione Europea che, con 753mila ton importate nel 2024 (+6,8% sul 2023) ha assorbito il 20,3% dell’import globale.

Il restante 23% dell’import mondiale è ripartito tra Africa, Sud America, Paesi europei extra-UE e Oceania.

I 10 maggiori Paesi importatori di sanitari

Complessivamente, nel 2024 i 10 maggiori Paesi importatori di sanitari hanno rappresentato il 48,3% dell’import globale (1,80 milioni ton.). La classifica vede diversi riposizionamenti rispetto all’anno precedente.

Maggiore importatore mondiale di sanitari si confermano gli Stati Uniti, che nel 2024 hanno importato 851mila ton. (+4,7% sul 2023), pari al 23% dell’import globale, la stessa quota che detenevano nel 2010. Il distacco rispetto a tutti gli altri Paesi importatori si mantiene quindi elevato:

Germania e Corea hanno importato 123mila ton., Regno Unito e Francia 116mila ton., Spagna e Arabia Saudita tra 106 e 111mila ton., quindi Vietnam, Messico e Canada tra 78 e 93mila ton.

Tra i 10 maggiori importatori di sanitari, solo Francia e Canada hanno ridotto l’import nel 2024 (rispettivamente -5,4 e -18%). Tra gli altri otto, ben cinque hanno segnato crescite a doppia cifra, tra cui il Vietnam con l’incremento maggiore (+27%).

Messico, Germania e Vietnam rientrano sia tra i 10 maggiori esportatori che tra i 10 maggiori importatori di sanitari, ma solo il Messico esporta più di quanto importi.

Esportazioni all’interno e all’esterno della propria area geografica

Interessante è infine l’analisi della destinazione prevalente delle esportazioni rispetto alle aree geografiche di produzione. Quattro aree su sette destinano la stragrande maggioranza del loro export all’interno della propria area geografica o continente: il 97,5% dell’export dell’area Nafta (Messico per lo più) rimane in Nord America (vale a dire USA); il 77% di quello sudamericano non esce dall’America Latina; il 79% di quello dell’Unione Europea è rivolto a mercati UE e il 69% di quello dell’Oceania resta in Oceania.

All’estremo opposto, l’83% dell’export dell’Europa extra-UE è destinato ad altre aree, prevalentemente la UE, principale mercato di sbocco della Turchia. Allo stesso modo, il 76% dell’export africano esce dall’Africa e l’Asia spedisce il 60% del proprio export al di fuori del continente asiatico, grazie alla capacità della Cina di raggiungere praticamente tutte le aree del globo.

Approfondisci con i grafici e le tabelle pubblicate su Ceramic World Review 164/2025.

Cover photo: Antao by Villeroy & Boch

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